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La dog trainer Valentina Biedi: «Genova - Marocco, viaggio per salvare i cani dal massacro»

January 24, 2019

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La dog trainer Valentina Biedi: «Genova - Marocco, viaggio per salvare i cani dal massacro»

24/01/2019

Genova - Tonto cammina fiero e allegro per le strade del suo paese e un branco a due e quattro zampe lo segue per spiagge chilometriche che all’improvviso si trasformano in aspre colline rocciose, con ciuffi di erba caparbi che spuntano radi dal terreno rosso. Quando si ferma, questo randagio pezzato dagli occhi verdi osserva Taghazout da angoli solitari e sconosciuti ai turisti, surfisti soprattutto che affollano le onde dell’Atlantico in questo avamposto a buon mercato del sud del Marocco. Tonto è uno dei sopravvissuti all’ultimo massacro di cani di strada avvenuto a opera delle autorità localli nell’aprile del 2018.

 

A seguirlo c’è Valentina Biedi, un’educatrice cinofila genovese, ritornata a distanza di sei mesi dalla prima volta che ha messo piede tra le strade fangose e i vicoli a picco sul mare di un luogo la cui conformazione sta rapidamente cambiando a causa di una corsa forsennata all’edilizia turistica.

 

La dog trainer aveva partecipato al progetto di “Stray Dogs International”: un gruppo di lavoro organizzato da Clara Caspani e Lorenzo Nicolini, due educatori cinofili che hanno molto contribuito al monitoraggio dei randagi a Taghazout. In questo villaggio a pochi chilometri da Agadir, infatti, è possibile osservare la convivenza serena tra la popolazione e i cani liberi: un luogo unico e rappresentativo per chi è addentro al mondo della cinofilia e dell’etologia, tanto da attirare anche l’attenzione del Wolf Science Center di Vienna. Allontanandosi dalla strada principale, dai vicoli che affondano verso l’oceano e soprattutto da tutto quel “normale caos” in cui i marocchini vivono le loro giornate, circondata da una decina di randagi, Valentina Biedi spiega: «Si pensa spesso che siano pericolosi, invece anche solo osservandoli si comprende che sono animali socievoli che hanno voglia di stare con l’uomo. La grande differenza dai nostri “pet” è che sono loro che scelgono di condividere delle esperienze con noi: passeggiare, giocare, stare anche sdraiati in spiaggia insieme e poi salutarsi, fin quando e se ci si rincontra il giorno dopo».

 

L'articolo completo è uscito sulla versione cartacea de Il Secolo XIX. Dell'esperienza di Valentina Biedi è stato realizzato anche un Web Doc sul sito del quotidiano. Un viaggio nel mondo dei cani liberi di Taghazout, un viaggio immersivo e multimediale con la testimonianza in video della fondatrice di B Dog i e le altre perone che sono sul territorio: per vederlo basta cliccare qui:

 

WEB DOC, Taghazout, storie di umani e cani

 

 

 

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